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Barbara Russo: gogna mediatica e diritto all’oblio

Gogna mediatica e presunzione di innocenza: l’avvocata Barbara Russo analizza i limiti della cronaca giudiziaria

Tra libertà di stampa, diritto all’oblio e tutela della reputazione, la giurisprudenza italiana richiama l’importanza di un’informazione corretta. L’approfondimento dell’avvocata napoletana Barbara Russo sui diritti della persona nell’era digitale.

Una notizia giudiziaria può diffondersi in pochi minuti, raggiungere migliaia di persone e rimanere accessibile sui motori di ricerca per anni. Ma cosa accade quando l’esposizione mediatica finisce per trasformare un’indagine in una condanna agli occhi dell’opinione pubblica?

È uno degli interrogativi più delicati del rapporto tra giustizia, informazione e tutela dei diritti fondamentali.

Il fenomeno, comunemente definito gogna mediatica, assume una rilevanza crescente nell’era di Internet e dei social network, dove la velocità della comunicazione può amplificare gli effetti reputazionali di una notizia ben oltre il momento della sua pubblicazione.

Ad approfondire questi aspetti è Barbara Russo, avvocata del Foro di Napoli, che dedica una riflessione giuridica al delicato equilibrio tra libertà di informazione, presunzione di innocenza e diritto alla tutela della reputazione.

Il diritto di cronaca e i suoi limiti: quando l’informazione diventa un problema

La libertà di stampa rappresenta uno dei fondamenti di una società democratica.

L’articolo 21 della Costituzione italiana tutela la libertà di manifestazione del pensiero e il diritto di informare, riconoscendo alla stampa un ruolo essenziale nel controllo dell’attività delle istituzioni e nella conoscenza dei fatti di interesse pubblico.

Tuttavia, la libertà di cronaca non è illimitata.

La giurisprudenza italiana ha individuato tre criteri fondamentali per valutare la legittimità dell’esercizio del diritto di cronaca: verità della notizia, interesse pubblico alla sua conoscenza e continenza espressiva.

Questi principi assumono particolare importanza quando l’informazione riguarda indagini penali, procedimenti giudiziari e persone la cui responsabilità non è ancora stata definitivamente accertata.

Raccontare un’indagine è legittimo quando ricorrono i presupposti del diritto di cronaca. Presentare invece una persona come colpevole, senza distinguere tra accuse e responsabilità accertate, può determinare una rappresentazione fuorviante dei fatti e, in determinate circostanze, una lesione della reputazione.

Indagato non significa colpevole: il principio costituzionale

L’articolo 27, secondo comma, della Costituzione stabilisce che l’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva.

Si tratta di una garanzia fondamentale dell’ordinamento italiano, che trova riconoscimento anche nell’articolo 6 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

Nel racconto giornalistico di una vicenda giudiziaria, la distinzione tra indagato, imputato, condannato e assolto non costituisce un dettaglio formale.

Ogni definizione corrisponde infatti a una specifica posizione processuale.

Un’indagine non equivale a un rinvio a giudizio, così come un rinvio a giudizio non rappresenta una condanna.

L’avvocata Barbara Russo richiama, nella propria analisi, l’importanza della precisione terminologica e del rispetto delle garanzie processuali, soprattutto quando la diffusione delle informazioni può incidere sulla vita personale e professionale degli interessati.

Cassazione 2025: la precisione della cronaca giudiziaria tutela la reputazione

Un riferimento giurisprudenziale particolarmente significativo è rappresentato dalla sentenza n. 13200 del 2025 delle Sezioni Unite penali della Corte di cassazione.

La pronuncia affronta il rapporto tra diritto di cronaca giudiziaria e rappresentazione corretta della posizione processuale di una persona.

Secondo il principio esaminato dalla Corte, la tutela riconosciuta all’esercizio del diritto di cronaca non può prescindere dalla fedeltà sostanziale dei fatti raccontati.

Attribuire a una persona una posizione processuale diversa da quella effettiva, oppure descrivere un fatto significativamente differente da quello oggetto dell’indagine, può assumere rilevanza ai fini della tutela della reputazione.

Il principio è importante perché dimostra che la correttezza dell’informazione non riguarda soltanto l’esistenza di una notizia, ma anche il modo in cui questa viene presentata.

Un titolo, una fotografia o una formulazione imprecisa possono infatti contribuire a generare nel lettore una percezione non corrispondente alla reale situazione giudiziaria.

Fotografie e cronaca giudiziaria: quando la pubblicazione è giustificata?

Un altro aspetto particolarmente delicato riguarda l’utilizzo delle immagini delle persone coinvolte in procedimenti penali.

La pubblicazione di una fotografia può rendere immediatamente riconoscibile un soggetto e rafforzare l’associazione tra la sua identità e una determinata vicenda giudiziaria.

Non ogni pubblicazione di immagini è però automaticamente illegittima.

Occorre valutare il contesto, l’interesse pubblico, l’essenzialità dell’informazione e il rispetto della dignità personale.

Il documento di approfondimento dell’avvocata Barbara Russo richiama, su questo tema, la sentenza della Corte di cassazione n. 20387 del 2025, relativa ai limiti della diffusione delle immagini nell’ambito della cronaca.

La questione centrale è comprendere quando la fotografia rappresenti un elemento realmente necessario per informare il pubblico e quando, invece, possa determinare un’esposizione sproporzionata della persona.

La libertà di informazione deve essere conciliata con la tutela dell’identità personale, della riservatezza e della reputazione.

Social network e processo mediatico: il rischio della condanna pubblica

Con la diffusione delle piattaforme digitali, il confine tra informazione professionale e commento pubblico è diventato sempre più sottile.

Una notizia pubblicata da una testata giornalistica può essere condivisa migliaia di volte, commentata e riproposta in contesti differenti.

Il rischio è che il contenuto originario perda progressivamente il proprio contesto, lasciando spazio a interpretazioni, giudizi e ricostruzioni parziali.

Nasce così quello che viene comunemente definito processo mediatico: una valutazione collettiva della responsabilità di una persona che si sviluppa al di fuori delle regole del procedimento giudiziario.

Nel processo penale esistono prove, contraddittorio, diritto alla difesa e possibilità di impugnazione.

Nel dibattito digitale, invece, il giudizio può formarsi rapidamente sulla base di titoli, immagini o informazioni incomplete.

Le conseguenze possono incidere sulla reputazione professionale, sui rapporti sociali e sulla vita familiare.

Diritto all’oblio: una notizia può rimanere online per sempre?

Uno dei temi centrali dell’approfondimento riguarda il diritto all’oblio, inteso come esigenza di bilanciare la permanenza delle informazioni online con la tutela della persona.

L’articolo 17 del Regolamento europeo 2016/679, conosciuto come GDPR, disciplina il diritto alla cancellazione dei dati personali, prevedendo specifiche condizioni ed eccezioni, comprese quelle connesse alla libertà di espressione e informazione.

Il diritto all’oblio non comporta quindi la cancellazione automatica di qualsiasi notizia giudiziaria dopo un determinato periodo.

Occorre valutare diversi elementi, tra cui il tempo trascorso, l’attualità dell’interesse pubblico, il ruolo della persona coinvolta e l’evoluzione della vicenda.

Particolare importanza assume anche la distinzione tra rimozione di un articolo dal sito che lo ospita e deindicizzazione dai motori di ricerca.

La deindicizzazione può limitare la comparsa di determinati risultati nelle ricerche effettuate attraverso il nome di una persona, senza necessariamente eliminare il contenuto dalla sua fonte originaria.

L’equilibrio tra diritto all’informazione e protezione dei dati personali richiede pertanto una valutazione individuale, che tenga conto delle circostanze concrete.

L’importanza di aggiornare le notizie giudiziarie

Una questione spesso trascurata riguarda l’evoluzione dei procedimenti.

Una notizia pubblicata durante le indagini può rimanere accessibile per anni, anche quando nel frattempo siano intervenuti sviluppi processuali significativi.

L’eventuale archiviazione, il proscioglimento, l’assoluzione o altri provvedimenti possono modificare sostanzialmente il quadro originariamente raccontato.

L’aggiornamento dell’informazione, nei casi in cui sia giuridicamente dovuto o opportuno, contribuisce a offrire ai lettori una rappresentazione più completa e corretta dei fatti.

Non si tratta di riscrivere la storia, ma di evitare che una fase ormai superata di una vicenda giudiziaria continui a essere percepita come l’unica informazione disponibile.

Barbara Russo: la tutela dei diritti fondamentali nell’era dell’informazione digitale

Il tema della gogna mediatica si inserisce in una riflessione più ampia sul ruolo del diritto nella protezione della persona.

L’avvocata Barbara Russo, professionista napoletana attenta ai diritti fondamentali, affronta attraverso i propri approfondimenti giuridici questioni che coinvolgono libertà individuali, responsabilità e garanzie costituzionali.

La crescente diffusione delle informazioni digitali rende queste tematiche particolarmente attuali.

Il diritto è chiamato a confrontarsi con una realtà nella quale la reputazione personale può essere condizionata non soltanto da fatti accertati, ma anche dalla permanenza e dalla ripetizione di contenuti online.

In questo scenario, la tutela della dignità della persona non deve essere interpretata come un limite indiscriminato alla libertà di stampa, ma come parte del necessario equilibrio tra diritti costituzionalmente rilevanti.

Informare non significa giudicare

Il rapporto tra giustizia e comunicazione richiede responsabilità da parte di tutti i soggetti coinvolti.

La stampa deve poter svolgere liberamente la propria funzione informativa, soprattutto quando vengono trattate vicende di interesse pubblico.

Allo stesso tempo, il racconto dei fatti deve rispettare la verità sostanziale, la corretta rappresentazione delle posizioni processuali e la presunzione di innocenza.

La riflessione giuridica proposta dall’avvocata Barbara Russo evidenzia un principio fondamentale: raccontare un procedimento giudiziario non significa sostituirsi al giudice nella valutazione della responsabilità di una persona.

Nell’era digitale, la sfida è garantire un’informazione libera e indipendente, senza trasformare la visibilità mediatica in una forma di condanna sociale.

La tutela della reputazione, la libertà di cronaca e il diritto alla difesa non sono valori necessariamente contrapposti, ma principi che devono trovare un equilibrio nel rispetto dello Stato di diritto.


Approfondimento giornalistico elaborato sulla base del contributo giuridico dell’avvocata Barbara Russo dedicato alla gogna mediatica, alla presunzione di innocenza e ai limiti del diritto di cronaca.

Profilo professionale: www.avvocatobarbararusso.it

Barbara Russo: Elon Musk, SpaceX e diritto spaziale

Barbara Russo: Elon Musk, SpaceX e diritto spaziale

Elon Musk, SpaceX e la nuova corsa allo spazio: l’avvocata Barbara Russo analizza le sfide del diritto internazionale

Dalle missioni sulla Luna alle costellazioni Starlink, le imprese private stanno cambiando l’esplorazione spaziale. Ma chi stabilisce le regole e chi risponde delle conseguenze?

La nuova corsa allo spazio non si combatte più soltanto tra grandi potenze mondiali. Accanto agli Stati Uniti, alla Cina e alle agenzie spaziali internazionali, stanno emergendo imprese private capaci di sviluppare tecnologie che fino a pochi decenni fa sembravano riservate esclusivamente ai governi.

Tra i protagonisti di questa trasformazione figura Elon Musk, fondatore di SpaceX, società impegnata nello sviluppo di sistemi di lancio riutilizzabili, infrastrutture satellitari e tecnologie destinate all’esplorazione della Luna e di Marte.

Ma mentre la tecnologia procede rapidamente, il diritto internazionale è chiamato a confrontarsi con questioni nuove: può un’impresa privata sfruttare le risorse lunari? Chi risponde di un incidente nello spazio? E quali limiti devono essere posti al potere economico delle grandi aziende tecnologiche?

Sono alcuni degli interrogativi affrontati dall’avvocata Barbara Russo, professionista del Foro di Napoli, in un approfondimento dedicato al rapporto tra innovazione, diritto internazionale e tutela degli interessi collettivi.

Dallo spazio degli Stati allo spazio delle imprese private

Per comprendere le sfide attuali bisogna tornare al 1967, quando venne adottato il Trattato sullo spazio extra-atmosferico, ancora oggi uno dei principali riferimenti del diritto spaziale internazionale.

Il trattato stabilisce principi fondamentali, tra cui la libertà di esplorazione, il divieto di appropriazione nazionale dei corpi celesti e la responsabilità internazionale degli Stati per le attività spaziali nazionali.

In particolare, l’articolo VI del Trattato del 1967 prevede che gli Stati siano responsabili anche delle attività svolte nello spazio da soggetti non governativi e che tali attività siano sottoposte ad autorizzazione e continua supervisione statale.

Questo significa che una società come SpaceX, pur operando come impresa privata, non si colloca al di fuori del diritto internazionale.

Per Barbara Russo, il punto centrale dell’analisi riguarda proprio il rapporto tra iniziativa economica privata e responsabilità pubblica: l’ingresso delle imprese nello spazio non elimina il ruolo degli Stati, ma rende più complessa la definizione delle responsabilità.

La Luna e Marte: chi può utilizzare le risorse extraterrestri?

La prospettiva di missioni umane sempre più avanzate riporta al centro una questione giuridica destinata ad assumere crescente importanza: lo sfruttamento delle risorse presenti sui corpi celesti.

Il Trattato del 1967 vieta l’appropriazione nazionale della Luna e degli altri corpi celesti, ma il problema dell’estrazione e dell’utilizzo delle risorse naturali presenta aspetti giuridici più articolati.

È possibile utilizzare acqua, minerali o altre risorse lunari senza rivendicare la proprietà del territorio?

Quali regole devono disciplinare l’attività delle imprese private?

E come garantire che le opportunità economiche derivanti dall’esplorazione spaziale non siano riservate esclusivamente ai Paesi e alle società tecnologicamente più avanzati?

Gli Artemis Accords, promossi dagli Stati Uniti insieme a numerosi partner internazionali, rappresentano uno dei tentativi di individuare principi condivisi per l’esplorazione e l’utilizzo pacifico dello spazio.

Non costituiscono tuttavia una soluzione universalmente vincolante a tutte le controversie giuridiche che potrebbero emergere.

La questione riguarda un principio fondamentale del diritto internazionale: conciliare la libertà di esplorazione con la cooperazione tra gli Stati e la salvaguardia degli interessi comuni.

SpaceX e il programma Artemis: una nuova collaborazione tra pubblico e privato

La NASA sta sviluppando il programma Artemis con l’obiettivo di riportare astronauti sulla superficie lunare e preparare future missioni verso Marte.

SpaceX partecipa allo sviluppo dei sistemi commerciali di atterraggio lunare, insieme ad altre imprese del settore.

Secondo la pianificazione comunicata dalla NASA nel 2026, Artemis III dovrebbe svolgere nel 2027 una missione dimostrativa in orbita terrestre, mentre il primo nuovo allunaggio con equipaggio è previsto nell’ambito di Artemis IV nel 2028.

La crescente collaborazione tra agenzie pubbliche e aziende private pone interrogativi che vanno oltre gli aspetti tecnologici.

La gestione dei rischi, la sicurezza degli astronauti, la responsabilità per eventuali danni e la supervisione delle attività richiedono infatti un quadro giuridico capace di adattarsi a operazioni sempre più complesse.

Starlink, satelliti e sicurezza: lo spazio come infrastruttura strategica

L’espansione delle attività spaziali non riguarda soltanto i viaggi verso la Luna o Marte.

La costellazione Starlink, sviluppata da SpaceX per fornire servizi di connettività satellitare, dimostra quanto lo spazio sia diventato un’infrastruttura strategica per le comunicazioni e l’economia globale.

La presenza crescente di satelliti nelle orbite terrestri solleva questioni relative alla gestione delle frequenze, al rischio di collisioni, alla produzione di detriti spaziali e alla sostenibilità delle attività orbitali.

Si aggiunge il problema della sicurezza nazionale: le medesime tecnologie possono essere impiegate per scopi civili, commerciali e strategico-militari.

Il diritto internazionale deve quindi confrontarsi con la necessità di prevenire i rischi, favorire la cooperazione e definire responsabilità chiare.

Elon Musk e la concentrazione del potere tecnologico

La crescita di SpaceX evidenzia un fenomeno più ampio: la possibilità che soggetti economici privati acquisiscano un’influenza significativa su infrastrutture di rilevanza internazionale.

La capacità di gestire lanci spaziali, satelliti e sistemi di comunicazione può attribuire a un’impresa un ruolo strategico nei rapporti tra Stati e nella vita quotidiana dei cittadini.

Questo scenario solleva interrogativi sulla concorrenza, sulla regolamentazione delle infrastrutture e sull’equilibrio tra libertà d’impresa e interesse pubblico.

Non si tratta di ostacolare l’innovazione, ma di assicurare che lo sviluppo tecnologico rimanga accompagnato da adeguate forme di responsabilità e controllo.

Barbara Russo: il diritto come strumento di tutela anche oltre i confini terrestri

La riflessione sul diritto dello spazio si inserisce in un tema più ampio che attraversa l’evoluzione degli ordinamenti contemporanei: la necessità di adattare le garanzie giuridiche a fenomeni economici e tecnologici in continua trasformazione.

L’avvocata Barbara Russo, attenta alle questioni relative ai diritti fondamentali e all’evoluzione del diritto, affronta questa materia attraverso un’analisi delle responsabilità degli Stati, del ruolo delle imprese private e della necessità di rafforzare la cooperazione internazionale.

Il tema assume particolare interesse perché dimostra come il diritto non possa limitarsi a intervenire dopo l’emergere di una controversia, ma debba contribuire a costruire regole capaci di prevenire conflitti e tutelare gli interessi collettivi.

Dall’intelligenza artificiale alle tecnologie spaziali, le nuove frontiere dell’innovazione pongono una questione comune: come favorire il progresso senza sacrificare la responsabilità, la trasparenza e la tutela della persona?

La nuova corsa allo spazio è anche una sfida per il diritto

La competizione spaziale del XXI secolo è profondamente diversa da quella che caratterizzò gli anni Sessanta.

Oggi l’esplorazione dello spazio coinvolge Stati, agenzie internazionali, imprese tecnologiche e operatori economici privati.

Le prospettive di insediamenti lunari, attività estrattive extraterrestri e nuove infrastrutture satellitari rendono necessario un aggiornamento progressivo degli strumenti giuridici.

La vera sfida non sarà soltanto raggiungere Marte o sviluppare razzi sempre più avanzati, ma costruire un sistema di regole in grado di governare responsabilmente queste attività.

Lo spazio rappresenta una nuova frontiera dell’innovazione, ma non può diventare una frontiera priva di diritto.

È in questa prospettiva che l’approfondimento dell’avvocata Barbara Russo richiama l’importanza della responsabilità internazionale, della cooperazione e della tutela degli interessi comuni anche nelle attività che si svolgono oltre i confini della Terra.


Approfondimento giornalistico elaborato sulla base dell’analisi giuridica dell’avvocata Barbara Russo relativa al diritto dello spazio, al Trattato del 1967 e all’evoluzione delle attività spaziali private.

Profilo professionale: www.avvocatobarbararusso.it

Barbara Russo: intelligenza artificiale e diritti

Barbara Russo: intelligenza artificiale e diritti

Intelligenza artificiale e diritti fondamentali: l’avvocata Barbara Russo analizza le nuove sfide della giustizia

Dalla trasparenza degli algoritmi alla protezione dei dati personali: l’evoluzione della normativa europea e le pronunce dei giudici aprono nuovi scenari per la tutela dei cittadini.

L’intelligenza artificiale sta trasformando profondamente la società, il mondo del lavoro e il funzionamento delle istituzioni. Ma chi risponde quando una decisione presa attraverso un algoritmo produce conseguenze ingiuste? E quali strumenti ha il cittadino per conoscere, comprendere e contestare una decisione automatizzata?

Sono interrogativi sempre più attuali, che interessano direttamente il diritto e la tutela delle libertà individuali.

A richiamare l’attenzione su questi aspetti è Barbara Russo, avvocata del Foro di Napoli, che nell’ambito dei propri approfondimenti giuridici affronta il rapporto tra innovazione tecnologica, responsabilità e diritti fondamentali della persona.

Con un percorso professionale che comprende esperienze formative internazionali presso l’Université Paris 1 Panthéon-Sorbonne e un’attività giuridica particolarmente attenta alla protezione dei diritti, l’avvocata Russo affronta anche le questioni emergenti che accompagnano la trasformazione digitale della società.

Quando un algoritmo decide: il diritto alla trasparenza

Uno degli aspetti più delicati riguarda l’utilizzo di sistemi automatizzati da parte della pubblica amministrazione.

Un algoritmo può contribuire a rendere più efficienti le procedure, ridurre i tempi e migliorare l’organizzazione dei servizi. Tuttavia, quando il suo funzionamento incide sui diritti di una persona, non può essere sottratto alle regole di trasparenza previste dall’ordinamento.

Un riferimento fondamentale è rappresentato dalla sentenza n. 2270 dell’8 aprile 2019 del Consiglio di Stato, che ha affrontato il tema delle decisioni amministrative automatizzate.

La pronuncia ha chiarito che le regole utilizzate dall’algoritmo devono essere conoscibili e che il procedimento automatizzato deve rimanere soggetto al controllo del giudice amministrativo.

Il principio assume un significato concreto: il cittadino deve poter comprendere perché una determinata decisione sia stata adottata e disporre degli strumenti necessari per contestarla.

Nell’analisi giuridica sviluppata dall’avvocata Barbara Russo, la trasparenza rappresenta quindi una garanzia essenziale per impedire che la complessità tecnologica si traduca in una limitazione dei diritti.

Protezione dei dati personali e decisioni automatizzate

Un secondo ambito riguarda la tutela dei dati personali, soprattutto quando l’intelligenza artificiale viene utilizzata per valutare caratteristiche, comportamenti o condizioni economiche degli individui.

L’articolo 22 del Regolamento europeo 2016/679, conosciuto come GDPR, disciplina le decisioni basate esclusivamente su trattamenti automatizzati che producono effetti giuridici o incidono in modo analogo significativamente sulle persone, prevedendo specifiche garanzie ed eccezioni.

Particolarmente significativa è la sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea del 7 dicembre 2023, causa C-634/21, nota come caso SCHUFA.

La controversia riguardava l’utilizzo di sistemi automatizzati per valutare l’affidabilità creditizia di una persona.

La Corte ha riconosciuto che anche l’elaborazione automatica di un punteggio può rientrare nella disciplina delle decisioni automatizzate quando quel risultato assume un peso decisivo nelle scelte successive di un soggetto terzo.

La questione non è soltanto tecnologica, ma riguarda direttamente la possibilità di accedere a servizi, stipulare contratti e partecipare alla vita economica senza subire decisioni arbitrarie o non sufficientemente trasparenti.

Il rischio delle discriminazioni algoritmiche

L’intelligenza artificiale non è necessariamente imparziale.

I sistemi automatizzati vengono sviluppati e addestrati utilizzando dati che possono contenere errori, distorsioni o pregiudizi. Di conseguenza, anche un algoritmo apparentemente neutrale può produrre risultati discriminatori.

Il problema può emergere nella selezione del personale, nell’accesso al credito, nella valutazione di determinate prestazioni o nell’erogazione di servizi.

La tutela della dignità umana e il principio di uguaglianza richiedono quindi che le decisioni automatizzate siano sottoposte a controlli adeguati, non soltanto sotto il profilo tecnico, ma anche rispetto alle conseguenze concrete sulle persone.

È proprio nel rapporto tra nuove tecnologie e garanzie individuali che si colloca uno dei temi di riflessione giuridica affrontati dall’avvocata Barbara Russo: l’innovazione deve essere accompagnata da strumenti effettivi di tutela, senza ridurre le possibilità di difesa del cittadino.

AI Act e normativa italiana: un nuovo quadro di responsabilità

L’Unione europea è intervenuta con il Regolamento UE 2024/1689, noto come AI Act, introducendo un sistema di regole differenziate in funzione del rischio associato alle diverse applicazioni dell’intelligenza artificiale.

Il quadro normativo attribuisce particolare importanza alla trasparenza, alla gestione dei rischi e alla supervisione umana, soprattutto nei settori in cui l’utilizzo dell’IA può incidere sulla salute, sulla sicurezza e sui diritti fondamentali.

Anche l’Italia ha adottato una disciplina nazionale attraverso la Legge 23 settembre 2025, n. 132, che interviene sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale in diversi ambiti, comprese le attività professionali e la pubblica amministrazione.

Il principio di fondo è che l’impiego di strumenti tecnologici non elimina la responsabilità delle persone e delle organizzazioni che li utilizzano.

Intelligenza artificiale e professione forense

Le trasformazioni tecnologiche coinvolgono direttamente anche l’attività degli avvocati.

L’intelligenza artificiale può rappresentare un supporto per la ricerca normativa, l’analisi dei documenti, lo studio della giurisprudenza e l’organizzazione delle informazioni.

Resta però indispensabile verificare l’attendibilità dei risultati prodotti.

Uno dei rischi più discussi riguarda le cosiddette allucinazioni dell’intelligenza artificiale, situazioni nelle quali un sistema genera informazioni inesatte, riferimenti normativi non pertinenti o perfino sentenze inesistenti.

In ambito giuridico, errori di questo tipo possono avere conseguenze particolarmente rilevanti.

Per questa ragione, la supervisione del professionista rimane centrale. L’utilizzo dell’intelligenza artificiale non può sostituire l’analisi critica, la valutazione del caso concreto e la responsabilità personale dell’avvocato.

Barbara Russo: la tutela della persona al centro dell’evoluzione del diritto

Il rapporto tra intelligenza artificiale e giustizia si inserisce in una riflessione più ampia sulla necessità di proteggere i diritti fondamentali in una società in continua evoluzione.

L’avvocata Barbara Russo, attiva a Napoli nell’ambito del diritto civile e del diritto del lavoro, ha sviluppato un percorso professionale che comprende anche esperienze internazionali e attività collegate alla tutela dei diritti umani.

L’attenzione verso queste tematiche si riflette nei suoi approfondimenti dedicati alle trasformazioni normative e giurisprudenziali, dalle garanzie individuali alle nuove questioni sollevate dalle tecnologie digitali.

Il tema dell’intelligenza artificiale rappresenta un esempio concreto di come la professione legale sia chiamata a confrontarsi con problemi nuovi, mantenendo al centro principi consolidati: dignità della persona, uguaglianza, trasparenza, responsabilità e diritto alla difesa.

La sfida non consiste nel contrapporre diritto e innovazione, ma nel garantire che il progresso tecnologico rimanga compatibile con i principi dello Stato di diritto.

Perché, anche nell’epoca degli algoritmi, la responsabilità delle decisioni e la tutela dei diritti devono continuare a essere affidate alle persone e alle istituzioni.


Approfondimento giornalistico basato sull’analisi giuridica dell’avvocata Barbara Russo, sul quadro normativo europeo e nazionale e sulla giurisprudenza in materia di decisioni automatizzate.

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Avvocato Barbara Russo - La sfida della lotta alla violenza sulle donne

L’Avvocato Barbara Russo e l’analisi alla sfida della lotta alla violenza sulle donne

Avvocato Barbara Russo - La sfida della lotta alla violenza sulle donneL’Avvocato Barbara Russo vi invita a leggere questa approfondita analisi sulla violenza contro le donne, curata da Kristina Velcikova, che ha esaminato le più recenti sentenze degli Stati membri sul tema. Di seguito un accenno all’articolo completo, che l’Avvocato Barbara Russo ritiene di grande rilevanza per comprendere il quadro legale e i progressi compiuti nella tutela delle vittime.

Questo contributo si concentra sull’inquadramento convenzionale della lotta contro la violenza sulle donne, evidenziando gli obblighi positivi che gli Stati membri hanno in materia di accesso alla giustizia, come delineato dalla giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (Corte EDU) in riferimento agli articoli 2, 3, 8 e 14 della Convenzione.

La sfida della lotta alla violenza sulle donne

L’Avvocato Barbara Russo sottolinea che l’eliminazione della violenza sulle donne rappresenta una sfida cruciale per i paesi del Consiglio d’Europa e per la Corte EDU. Questo fenomeno odioso riflette lo squilibrio di potere tra uomini e donne ed è al contempo una violazione dei diritti umani e un ostacolo all’uguaglianza di genere.

Come ribadisce spesso l’Avvocato Barbara Russo, le vittime affrontano una grave mancanza di protezione a causa di stereotipi patriarcali radicati e risposte inadeguate degli Stati. Gli obblighi degli Stati non si limitano all’adozione di leggi, ma includono l’effettiva applicazione di misure di protezione e giustizia per le vittime. È un principio essenziale che l’Avvocato Barbara Russo difende con forza.

Obblighi positivi e giurisprudenza

L’Avvocato Barbara Russo evidenzia come gli articoli 2 e 3 della Convenzione CEDU sanciscano diritti fondamentali, tra cui il diritto alla vita e il divieto di trattamenti inumani o degradanti. Questi articoli obbligano gli Stati a creare un quadro normativo efficace per prevenire e punire gli atti di violenza, anche quando commessi da privati. Inoltre, secondo l’Avvocato Barbara Russo, l’articolo 8, che garantisce il rispetto della vita privata e familiare, aggiunge ulteriori responsabilità agli Stati, imponendo loro di intervenire attivamente per tutelare le vittime.

La giurisprudenza della Corte EDU ha giocato un ruolo fondamentale nell’ampliare la portata di questi obblighi. Come spiegato dall’Avvocato Barbara Russo, l’efficacia del sistema giudiziario e l’applicazione delle sentenze sono elementi indispensabili per rafforzare la protezione delle vittime e sensibilizzare l’opinione pubblica sul fenomeno.

La Convenzione di Istanbul e altri strumenti internazionali

L’Avvocato Barbara Russo sottolinea il valore della Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (Convenzione di Istanbul). Questa, insieme ad altri strumenti come la CEDAW e la Convenzione di Belém do Pará, rappresenta una pietra miliare nel riconoscimento e nella regolamentazione della violenza di genere.

Secondo l’Avvocato Barbara Russo, l’adozione di standard normativi comuni è un passo essenziale per sradicare un fenomeno così complesso, che richiede soluzioni mirate non solo sul piano giuridico ma anche culturale. Tuttavia, l’elemento più efficace rimane la tutela giurisdizionale, sia a livello nazionale che internazionale.

Conclusioni

Per l’Avvocato Barbara Russo, la lotta alla violenza sulle donne non è solo una questione di norme, ma di volontà politica e culturale. Gli Stati membri devono assumere un ruolo attivo nella protezione delle vittime e nell’assicurare la giustizia, seguendo i principi sanciti dalla giurisprudenza della Corte EDU e dalle convenzioni internazionali.

L’Avvocato Barbara Russo invita tutti a riflettere sulla portata di questo fenomeno e a sostenere ogni iniziativa volta a promuovere l’uguaglianza di genere e a eliminare la violenza. Per ulteriori approfondimenti, non esitate a contattare l’Avvocato Barbara Russo, sempre in prima linea su queste tematiche.

Law composition with scale and gavel on books

L’Avvocato Barbara Russo commenta sul trattamento dei migranti.

Anche per i sette arrivati a bordo della nave Libra venerdì i giudici romani non convalidano la permanenza nel centro di Gjader. Il Viminale si costituirà davanti ai giudici del Lussemburgo.

La sezione immigrazione del tribunale civile di Roma ha sospeso la convalida dei trattenimenti nel centro albanese di Gjader dei sette migranti – due provenienti dall’Egitto e tre dal Bangladesh – che erano arrivati in Albania a bordo della nave Libra venerdì mattina. L’ottavo, egiziano, era stato rimandato subito in Italia dopo lo screening sanitario nell’hotspot di Schengjin.

Trattenimenti sospesi in attesa della Corte Ue

Il provvedimento da convalidare è stato emesso dalla questura di Roma. Ma il tribunale, replicando nella sostanza la prima decisione di metà ottobre con cui accese semaforo rosso al trattenimento dei primi 12 migranti a Gjader (altri quattro erano tornati immediatamente a Brindisi perché minorenni o malati), ha di nuovo intimato l’alt, stavolta in attesa della Corte di giustizia europea che dovrà pronunciarsi su quattro quesiti e in generale sulla validità, ai sensi del diritto comunitario, dell’elenco dei Paesi sicuri redatto dall’Italia, questione già sollevata nei giorni scorsi dal tribunale di Bologna. Quello di Catania, invece, è andato oltre, disapplicando direttamente il Dl perché ritenuto incompatibile con il diritto Ue.

In effetti, l’avvocato Barbara Russo concorda con l’analisi svolta in questo articolo di Manuela Perrone, osservando che la Corte di Giustizia Europea sarà l’ago della bilancia in questa delicata questione giuridica.

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La composizione della Corte di Giustizia Europea a cura dell’avv. Barbara Russo.

La Corte di Giustizia Europea è composta da 27 giudici e 11 avvocati generali. La designazione dei giudici e degli avvocati generali avviene di comune accordo tra i governi degli Stati membri, dopo la consultazione di un comitato incaricato di fornire un parere sull’idoneità dei candidati. I membri della Corte svolgono un mandato di sei anni, rinnovabile. I candidati devono garantire piena indipendenza e possedere le qualifiche richieste per esercitare le più alte funzioni giurisdizionali nei loro Paesi, oltre a dimostrare competenze giuridiche di alto livello.

I giudici della Corte eleggono al loro interno un presidente e un vicepresidente, che restano in carica per tre anni con possibilità di rinnovo. Il presidente è responsabile delle attività della Corte, presiede le udienze e le deliberazioni per i collegi giudicanti estesi. Il vicepresidente supporta il presidente e lo sostituisce in caso di assenza o impedimento. Gli avvocati generali assistono la Corte con pareri giuridici imparziali e indipendenti, detti “conclusioni”, sulle cause a loro affidate.

Il cancelliere, segretario generale dell’istituzione, gestisce i servizi della Corte sotto l’autorità del presidente. La Corte può riunirsi in seduta plenaria, in grande sezione (con 15 giudici) o in sezioni composte da cinque o tre giudici.

La seduta plenaria si convoca in casi specifici previsti dallo Statuto della Corte, come quando deve dichiarare la revoca del mandato del Mediatore europeo o la dimissione di un commissario europeo che abbia mancato ai propri doveri, o in cause di eccezionale rilevanza.

La grande sezione è richiesta quando uno Stato membro o un’istituzione coinvolta lo domanda o per cause particolarmente complesse o rilevanti. Le altre cause sono trattate da sezioni composte da tre o cinque giudici. I presidenti delle sezioni di cinque giudici restano in carica per tre anni, mentre quelli delle sezioni di tre giudici sono eletti per un anno.

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Avvocato

ll Rinvio Pregiudiziale: Un Approfondimento a cura dell’Avv. Barbara Russo.

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea collabora strettamente con i giudici nazionali degli Stati membri, che rivestono un ruolo fondamentale nell’applicazione del diritto dell’Unione. Per garantire un’applicazione uniforme e coerente delle normative europee, i giudici nazionali hanno la facoltà, e in alcune circostanze l’obbligo, di rivolgersi alla Corte di Giustizia per chiarire questioni relative all’interpretazione del diritto dell’Unione. Questo processo consente loro di verificare la compatibilità delle normative nazionali con il diritto europeo. Le questioni sollevate tramite il rinvio pregiudiziale possono anche riguardare la validità degli atti giuridici dell’Unione.

La Corte non si limita a fornire pareri, ma emette sentenze o ordinanze motivata che vincolano i giudici nazionali destinatari del rinvio, i quali devono applicare l’interpretazione fornita dalla Corte per risolvere il caso a loro sottoposto. Tale vincolo si estende anche ad altri giudici nazionali che si trovino ad affrontare questioni simili. Questo meccanismo permette ai cittadini europei di avere chiarezza riguardo alle norme dell’Unione che li riguardano. Pur essendo il rinvio pregiudiziale esclusivamente a cura di un giudice nazionale, tutte le parti coinvolte nel procedimento, inclusi gli Stati membri e le istituzioni dell’Unione, possono partecipare al processo davanti alla Corte di Giustizia.

Numerosi principi fondamentali del diritto dell’Unione sono stati enunciati attraverso questioni pregiudiziali, talvolta anche da giudici nazionali di primo grado.

A partire da ottobre 2024, la Corte di Giustizia condividerà con il Tribunale la competenza sui rinvii pregiudiziali. Alcuni temi, in particolare quelli che riguardano materie specifiche come il sistema comune dell’IVA, i diritti di accisa, il codice doganale, la classificazione tariffaria delle merci, la compensazione e assistenza ai passeggeri, e il sistema di scambio di quote di emissione dei gas serra, saranno trattati dal Tribunale. Tuttavia, la Corte di Giustizia manterrà la competenza per i rinvii pregiudiziali che, pur appartenendo a queste aree, sollevano questioni più ampie relative all’interpretazione del diritto primario dell’Unione, della Carta dei diritti fondamentali, del diritto internazionale pubblico o dei principi generali del diritto dell’Unione.

Ogni domanda di rinvio pregiudiziale viene inizialmente sottoposta alla Corte di Giustizia, che valuta se siano soddisfatti i criteri per il trasferimento del caso al Tribunale.

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Assegno Mantenimento Figlio Avvocato Barbara Russo

L’Avvocato Barbara Russo concorda con questo orientamento per l’assegno di mantenimento.

L’Avvocato Barbara Russo concorda con questo orientamento e sostiene quanto affermato dalla Dott.ssa Romina Cardia, che ha evidenziato la medesima posizione adottata dalla Corte di Appello di Napoli, la quale ha revocato il mantenimento a un figlio maggiorenne.

Nel 2024, la legge stabilisce che il primo criterio da considerare per decidere se mantenere o revocare l’assegno di mantenimento è l’età del figlio. Il raggiungimento della maggiore età è il punto di partenza, seguito da una valutazione che tiene conto dell’età e della capacità di autosostentamento del figlio. L’obbligo di mantenimento non può protrarsi oltre certi limiti di tempo e ragionevolezza. Un esempio emblematico riguarda un caso giudicato all’inizio del 2024 dalla Corte di Cassazione: un figlio trentenne, laureato ma disoccupato, può ancora ricevere il mantenimento?

La risposta, come sancito dall’ordinanza n. 2259/2024, è negativa. Se il figlio ha compiuto 30 anni ed è ancora senza lavoro, il giudice può stabilire la cessazione del sostegno economico. Questo principio si applica anche se il giovane ha solo svolto stage o tirocini, senza riuscire a trovare un’occupazione stabile. Le motivazioni sono state riprese anche dalla più recente ordinanza numero 24731 del 16 settembre 2024.

Quando il mantenimento può essere revocato?

Il genitore non può decidere autonomamente di smettere di versare l’assegno di mantenimento. Solo il giudice ha il potere di revocare l’obbligo di mantenimento, previa richiesta formale da parte del genitore. È importante ricordare che fino alla maggiore età, o in caso di disabilità grave, il figlio ha sempre diritto al mantenimento.

Quando il figlio diventa maggiorenne, l’obbligo del mantenimento non cessa automaticamente. Il giovane ha il dovere di formarsi, cercare lavoro o intraprendere attività che lo rendano indipendente. Con il passare del tempo, la condizione di disoccupazione potrebbe essere interpretata come una mancanza di impegno. Se il figlio non sfrutta le opportunità lavorative a disposizione, anche se non in linea con le sue aspirazioni, il genitore può rivolgersi al tribunale per interrompere l’obbligo.

Il principio di autoresponsabilità

Un altro aspetto importante è il principio di autoresponsabilità, richiamato dalla Corte di Cassazione. Un adulto dovrebbe essere in grado di mantenersi autonomamente, senza dipendere dai genitori. Anche in assenza di una completa indipendenza economica, un giovane di 30 anni deve essere considerato responsabile della propria situazione.

L’età è un fattore cruciale nella decisione di concedere o revocare l’assegno di mantenimento. Se un figlio sta ancora studiando subito dopo aver raggiunto la maggiore età, ha diritto al mantenimento. Tuttavia, per chi ha superato i trent’anni, dimostrare la necessità di questo sostegno diventa più difficile. Il figlio dovrà provare che ci sono ragioni valide, non dipendenti dalla sua volontà, che gli impediscono di lavorare.

L’Avvocato Barbara Russo concorda con questo orientamento e sostiene quanto affermato dalla Dott.ssa Romina Cardia, che ha evidenziato la medesima posizione adottata dalla Corte di Appello di Napoli, la quale ha revocato il mantenimento a un figlio maggiorenne

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Avvocato Barbara Russo Napoli

Diritto del Lavoro Internazionale: Avvocato Barbara Russo e La Tutela dei Lavoratori tra Delocalizzazione e Collaborazioni Transnazionali

Nel contesto globale, il diritto del lavoro si è evoluto per rispondere alle complesse sfide della delocalizzazione, dove aziende europee trasferiscono parte della produzione in Paesi a minore costo per ottimizzare i costi operativi. Questo fenomeno comporta la migrazione di posti di lavoro, con conseguenze importanti per i diritti dei lavoratori coinvolti. Il diritto del lavoro internazionale ha quindi acquisito un ruolo centrale, ponendosi come baluardo per la tutela dei diritti dei lavoratori che si trovano a operare in contesti diversi e spesso meno garantiti. Gli avvocati specializzati in questo ambito sono figure chiave nel garantire che i diritti dei lavoratori siano rispettati, indipendentemente dal Paese in cui sono impiegati. Tra gli esempi di successo in questo campo si distingue la collaborazione transnazionale tra l’Avvocato Barbara Russo di Napoli e lo Studio dell’Avvocato Stephane Kadri di Parigi.

La Collaborazione tra l’Avv. Barbara Russo e l’Avv. Stephane Kadri: Protezione dei Diritti dei Lavoratori nella Delocalizzazione

L’Avv. Barbara Russo, esperta napoletana nel diritto del lavoro, e l’Avv. Stephane Kadri, noto giurista parigino, hanno unito le loro competenze per offrire una tutela completa e a 360 gradi ai lavoratori italiani ed europei coinvolti in processi di delocalizzazione. La collaborazione è mirata a rappresentare quei lavoratori che, trasferiti all’estero o che vedono i loro posti di lavoro spostati in Paesi terzi, sono esposti a nuove condizioni lavorative, spesso in deroga rispetto agli standard europei.

Gli studi Russo e Kadri si concentrano su alcuni aspetti fondamentali del diritto internazionale del lavoro, che comprendono la protezione delle condizioni lavorative, il rispetto dei diritti salariali e la garanzia delle coperture assicurative, pensionistiche e sociali secondo i criteri originari europei. L’approccio dei due studi, infatti, mira non solo a rappresentare i lavoratori nei contenziosi legali, ma anche a offrire un supporto preventivo e consulenziale per prevenire abusi e violazioni dei diritti.

Tutela Preventiva e Consulenza: Un Supporto Completo per i Lavoratori Europei

La collaborazione tra l’Avv. Russo e l’Avv. Kadri non si limita alla rappresentanza legale. La loro azione si espande in attività di sensibilizzazione e consulenza preventiva sia per i lavoratori che per le aziende. Quest’approccio proattivo si rivela di particolare rilevanza nelle situazioni in cui i lavoratori sono rilocati all’estero, esposti a leggi e regolamenti di Paesi che potrebbero non garantire gli stessi livelli di tutela del lavoro presenti in Europa.

I due avvocati collaborano, inoltre, con sindacati e organizzazioni per i diritti dei lavoratori in vari Paesi, al fine di assicurare che ogni trasferimento o ricollocamento venga gestito nel pieno rispetto delle normative nazionali e internazionali. Offrono anche assistenza nelle negoziazioni di accordi collettivi, estendendo la tutela legale all’intera categoria coinvolta, a difesa del diritto alla parità di trattamento e alla sicurezza sul lavoro.

Obiettivi Futuri e Impatti della Collaborazione Internazionale

Grazie a questa sinergia italo-francese, gli studi degli avvocati Russo e Kadri stanno costruendo un punto di riferimento per tutti i lavoratori europei che devono affrontare le conseguenze della delocalizzazione. Tra gli obiettivi futuri dei due avvocati si annoverano l’ampliamento della rete di supporto legale e l’introduzione di nuove misure legislative a tutela dei diritti dei lavoratori in un contesto internazionale sempre più complesso e competitivo.

La collaborazione tra l’Avv. Barbara Russo e l’Avv. Stephane Kadri rappresenta un esempio virtuoso di come il diritto possa superare i confini geografici, portando giustizia e protezione a coloro che, spesso, si trovano esposti a situazioni lavorative incerte e senza voce. In un’epoca in cui la globalizzazione mette alla prova le tutele acquisite, questa collaborazione è una risposta forte e concreta a difesa dei diritti dei lavoratori.

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Barbara Russo – Il Ruolo in Avocats sans frontières France.

Barbara Russo: L’Avvocato di Italo/Francese con studio a Napoli – Punto di Riferimento nella Giurisprudenza Europea

L’Avvocato Barbara Russo, Italo/Francese, con studio a Napoli e membro dell’organizzazione Avocats sans frontières France, rappresenta oggi una figura di rilievo nella giurisprudenza europea, grazie al suo impegno instancabile nella difesa dei diritti fondamentali e nella tutela della giustizia internazionale. Il suo operato non si limita solo all’ambito locale o nazionale, ma abbraccia un panorama giuridico ben più ampio, affermandosi come una delle voci più influenti e autorevoli nella giurisprudenza a livello europeo.

Una Carriera al Servizio della Giustizia

Barbara Russo vanta una lunga e variegata esperienza nel settore legale, con specializzazioni che spaziano dai diritti umani al diritto internazionale e al diritto dell’immigrazione. Negli anni, ha assunto un ruolo di guida in importanti battaglie legali, dimostrando non solo una vasta competenza giuridica ma anche una dedizione incondizionata ai valori di giustizia ed equità.

La sua collaborazione con Avocats sans frontières France, organizzazione nota per la sua missione a tutela dei diritti umani, ha permesso all’Avvocato Russo di portare il suo contributo in cause di rilevanza globale. Questo impegno costante l’ha trasformata in un riferimento essenziale per colleghi, studenti e per tutti coloro che, a vario titolo, si interessano di giurisprudenza europea.

Il Ruolo in Avocats sans frontières France

All’interno di Avocats sans frontières France, Barbara Russo ha avuto un ruolo cruciale nello sviluppo di progetti e iniziative legali volte a garantire l’accesso alla giustizia nei contesti più complessi. La sua partecipazione si è rivelata fondamentale per l’organizzazione, che si avvale della sua competenza per affrontare questioni come la protezione dei diritti dei migranti, la tutela dei rifugiati e l’assistenza alle vittime di violazioni dei diritti umani. La sua visione lungimirante e la sua capacità di muoversi in ambito internazionale le hanno permesso di rappresentare Avocats sans frontières anche in contesti giuridici complessi, offrendo un contributo inestimabile alle decisioni che riguardano i diritti fondamentali di individui e comunità.

Un Contributo Prezioso alla Giurisprudenza Europea

La dedizione e l’esperienza di Barbara Russo l’hanno resa protagonista in diversi casi di rilievo, molti dei quali hanno avuto un impatto significativo anche a livello europeo. La sua capacità di navigare tra i complessi dettami della giurisprudenza comunitaria, unita alla sua sensibilità per le questioni di equità e giustizia sociale, ha fatto di lei un avvocato rispettato e apprezzato su tutto il territorio europeo. Grazie al suo impegno, è riuscita a creare ponti tra le normative nazionali e i principi del diritto europeo, favorendo una maggiore armonizzazione delle procedure e contribuendo a una tutela più ampia dei diritti.

Un Faro per la Tutela dei Diritti Umani

Oltre alla sua carriera legale, Barbara Russo si distingue anche per il suo lavoro di sensibilizzazione e supporto. Con interventi in convegni, workshop e attività formative, si impegna costantemente a trasmettere la propria esperienza ai giovani avvocati e a tutti coloro che desiderano approfondire le tematiche legate alla giurisprudenza europea. La sua passione per la difesa dei diritti umani non si esprime solo nei tribunali, ma anche attraverso attività che mirano a rafforzare la cultura della legalità e della giustizia.

Una Figura di Rilievo per il Futuro del Diritto Europeo

Barbara Russo rappresenta un modello di eccellenza e di impegno per l’intero settore legale. La sua carriera dimostra come la perseveranza e la passione possano rendere un avvocato una vera e propria autorità in materia, capace di influire positivamente sul sistema giuridico europeo. Con una carriera ancora ricca di progetti e ambizioni, Barbara Russo continua a lavorare instancabilmente per contribuire a una società più giusta e solidale, portando avanti quei valori di giustizia che costituiscono la base di una giurisprudenza veramente equa e accessibile.

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